Oltre 250 anni al servizio dell’economia
La
Rappresentanza commerciale di Trieste ha origine
antica: essa coincide con l'ampia affermazione della
città nei traffici internazionali avvenuta nel
Settecento per volere della Casa d'Austria. Dopo la
proclamazione del Portofranco di Trieste (1719),
l’introduzione del Diritto cambiario (1722),
l’istituzione del Tribunale mercantile ed altri
provvedimenti di grande rilievo economico,
l’imperatore Carlo VI aveva creato nel 1731, a
fianco dell'Intendenza commerciale - organo
governativo - una Deputazione mercantile con funzioni
consultive. L’imperatrice Maria Teresa la
scioglieva nel 1749 e sei anni più tardi,
conferendo alla Rappresentanza Commerciale autonomia
rispetto al governo, istituiva il 20 giugno 1755 la
Borsa Mercantile di Trieste, retta da un organo
collegiale denominato Deputazione di Borsa. Il primo
regolamento constava di 56 articoli.
Col
successivo regolamento del 2 agosto 1794, intitolato
“Istruzioni per la Borsa mercantile di Trieste
e per la sua Deputazione” (10 articoli, 101
paragrafi), venivano meglio definite le
modalità di svolgimento delle riunioni ed
estesi i compiti della Deputazione in materia di
controllo sul corretto svolgimento delle
contrattazioni: competenze poi confermate e
rafforzate dal terzo Regolamento, adottato il 18
settembre 1804.
La Deputazione proponeva al governo centrale i
provvedimenti in materia di dazi, tariffe, dogane,
transiti e consegna delle merci; si occupava di orari
di lavoro, diritti di alboraggio, accordi consolari,
competenze del Tribunale marittimo mercantile;
interveniva con proposte nelle convenzioni
internazionali circa i porti franchi, nelle relazioni
in tema di pubblica utilità (strade, mezzi di
trasporto, economia rurale, arti e scienze, ecc.),
nelle prescrizioni alle società di
assicurazione. I sei deputati di Borsa eletti nelle
radunanze generali e confermati dal Governo, duravano
in carica tre anni, amministravano le rendite di
Borsa, ne curavano le spese, facevano da intermediari
presso il governo per informazioni, rimostranze e
richieste, rilasciavano decreti di approvazione dei
singoli commerci. Ad essi
spettava
la convocazione delle adunanze, la stesura del
protocollo delle stesse, nonché l'obbligo di
tenere ben ordinato l'archivio. In casi straordinari
veniva convocata la Consulta di Borsa, composta da
quaranta membri eletti dal ceto mercantile e la cui
nomina era pure subordinata all'approvazione della
Sovrana Corte.
Durante il periodo dell’occupazione francese, su ordine del ministro degli interni, il 19 ottobre 1811 fu istituita a Trieste una Camera di commercio, ma dal 1° novembre 1814, restaurata l'amministrazione austriaca, si ritornò alla Borsa Mercantile. Ad essa subentrò, il 19 maggio 1853 la Camera di Commercio ed Industria, istituita a Trieste - come nelle altre regioni dell'Impero asburgico - in esecuzione di una legge del 18 marzo 1850. Tutti gli organi decisionali - Corpo Mercantile, poi Camera di Commercio - ed esecutivi - Deputazione di Borsa e Presidenza - rimasero sempre elettivi prima e dopo la riforma del 1850.
* * *
ll salone della Borsa Valori di Trieste, un tempo utilizzato per le contrattazioni "alle grida", attualmente ospita gli Sportelli del Registro delle Imprese di Trieste.
Già a partire dalla seconda metà del
'700, la Rappresentanza commerciale di Trieste aveva
realizzato imprese di grande portata per l'emporio,
significative per l'economia dell'impero e di
rinomanza mondiale, grazie all'intraprendenza dei
suoi uomini ed ai privilegi concessi al Porto Franco
da atti di data antica (1382) e dell’epoca
(1719).
La Deputazione di Borsa gestì, fino
all'istituzione dei Magazzini Generali, lo
“Stabilimento per la Consegna delle
Merci”, costituito con risoluzione di Carlo VI
del 1734. Camera di Commercio e Comune di Trieste
fondarono poi, nel 1880, con partecipazione
paritaria, l'azienda dei Magazzini Generali di
Trieste (poi trasformata in Ente Porto, ora
Autorità Portuale) per la costruzione e la
gestione delle strutture logistiche fronte mare.
In esecuzione di una direttiva di Maria Teresa del
1749 intesa a migliorare la sicurezza della
navigazione nell'Adriatico, che avrebbe assunto
concreta efficacia con una risoluzione imperiale del
1815, la Deputazione di Borsa provvide alla
progettazione, al finanziamento, alla realizzazione
ed alla diretta gestione dei primi fari marittimi
nell’Adriatico, lungo le coste da Chioggia alle
Bocche di Cattaro. Vennero costruiti
nell’ordine i fari di Salvore (1818), di
Trieste (faro della Lanterna, 1833), Promontore
(1846), Punte Bianche (Isola Grossa) (1849), Lagosta
(1851), San Giovanni in Pelago (Rovigno - 1853),
Punta Ostro (Ragusa - 1854), Sacca di Piave
(Cavallino - 1854) e Lissa (1864). Dal 1868, la
gestione degli stessi passò dalla Deputazione
di Borsa all'autorità marittima austriaca. I
fanali di Malamocco (1855) e di Chioggia (1863),
vennero viceversa ceduti nel 1866 dalla Deputazione
alle autorità marittime italiane.
Nel 1858 iniziava la propria attività, quale
organo e nella sede dell’attuale Camera di
Commercio l'Ufficio Veritas Austriaco, terzo registro
navale nel mondo per la classifica degli scafi dopo
il Lloyd's Register of Shipping londinese ed il
Bureau Veritas francese. Sotto la denominazione di
"Veritas Adriatico", esso venne successivamente fuso
con Regio Decreto n. 898 del 9 giugno 1921 nel
Registro Navale Italiano, dando così vita al
Registro Italiano (oggi RINA).
La funzione di componimento amichevole delle
controversie commerciali, svolta dalla Deputazione di
Borsa sin dall'origine e consolidata dal Regolamento
del 1804, assunse carattere istituzionale con la
creazione del “Giudizio Arbitramentale di
Borsa” (legge del 1° aprile 1875, adottata
dietro sollecitazione della Camera di Commercio).
L’istituto, poi rinominato Giudizio Arbitrale,
è tutt’oggi operante, con la
denominazione di Camera Arbitrale, dopo una serie di
modifiche statutarie che lo hanno via via armonizzato
rispetto alle regole italiane sull’arbitrato
vigenti nel tempo.
La Deputazione di Borsa promosse nel 1842 la
costituzione del “Monte Civico
Commerciale”, in seguito denominato Cassa di
Risparmio di Trieste (oggi banca del Gruppo
Unicredit).
Nella seconda metà dell'800 venne realizzato
presso la Camera di Commercio un Museo commerciale,
in cui si raccoglievano campionature e documenti
mercantili riferiti ai traffici internazionali, e dal
quale trasse origine il “Laboratorio Chimico
Merceologico”, istituito nel 1906 su iniziativa
del prof. Giulio Morpurgo, che lo diresse fino al
1927.
Il rilievo e il ruolo del Laboratorio vennero
accentuati dal suo successore alla direzione, prof.
Domenico Costa, che in un suo scritto del settembre
1932 affermava:
“Avviene che a Trieste commercianti,
industriali ed esperti chiamati dai tribunali o dalle
parti in contesa ad emettere il loro giudizio sulla
qualità e sul valore delle merci, cerchino con
molta frequenza, per i più diversi prodotti
nozioni merceologiche e campioni per confronto. Le
ricerche convergono in questi casi tutte al
Laboratorio Chimico Merceologico in quanto questo
è l’unico Istituto della Regione Giulia
che, occupandosi del controllo analitico e dello
studio di tutti i prodotti che possono interessare
commerci ed industrie, è il meglio aggiornato
in tali condizioni”.
La crescente quantità del materiale
campionario ed il suo valore anche
didattico-culturale suggerirono, nel 1937, il suo
trasferimento dal Palazzo camerale
all’Università di Trieste ove
andò a costituire il “Museo merceologico
e coloniale”. Il Laboratorio
chimico-merceologico viceversa rimase presso
l’ente camerale, ove è tuttora
operante.
Nel decennio 1850-1860 la Camera di Commercio
istituì una Commissione Speciale per lo studio
di problemi tariffari, infrastrutturali ed
organizzativi sul trasporto ferroviario ed in
generale sui trasporti marittimo-terrestri delle
merci in transito. La Commissione assunse carattere
permanente con la denominazione “Commissione
per lo Sviluppo dei Traffici” che, nella sua
ultima configurazione, operò quale gestione
speciale fino al 1980, svolgendo funzioni di
promozione e consultazione specie nei riguardi delle
Amministrazioni ferroviarie (austriaca prima e
italiana poi). La Commissione disponeva di uffici di
rappresentanza a Vienna, a Praga ed a Budapest.
Chiusi questi ultimi due rispettivamente nel 1948 e
1952, l’Ufficio di Vienna continuò ad
operare fino al 1980. Parallelamente, per le
sopravvenute difficoltà di acquisire traffici
dall'hinterland orientale, nel 1953 la Commissione
deliberava l'apertura di un Ufficio di rappresentanza
a Francoforte, rimasto attivo sino ai primi anni '80.
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Il soffitto a volta della Sala Maggiore del palazzo camerale.
Camera di Commercio e Università: il 7 ottobre
1877, nella sala grande del palazzo della Borsa, si
inaugurava il primo anno accademico della
“Scuola Superiore di commercio, Fondazione
Revoltella”. Nel suo testamento (datato
24.1.1868), il barone Pasquale Revoltella quasi due
anni prima della morte aveva stabilito: “Dal
mio asse sia prelevato un capitale di 240.000
fiorini, gli interessi del quale debbano servire ad
istituzione e dotazione di un corso superiore nelle
scienze e materie commerciali su basi pratiche,
d’aprirsi in Trieste per quei giovani che
abbiano compiuti con buon successo i loro studi o
nella sezione commerciale dell’I.R. Accademia
di Commercio e Nautica o in un approvato Banco
modello”.
Ma il barone d’origine veneziana, autentico
leader delle iniziative economiche triestine della
seconda metà dell’800 (fu anche
vicepresidente della Società internazionale
che creerà il canale navigabile di Suez) aveva
posto una condizione: che il Comune o la Camera di
Commercio fornissero i locali necessari per
l’attività didattica.
La Camera di Commercio il 22 marzo 1876 deliberava di
fronteggiare metà della spesa necessaria e
contemporaneamente nominava due suoi rappresentanti
nel “Curatorio” – di 5 membri
– competente a nominare il direttore e i
docenti di quello che fu il primo nucleo
dell’Università degli Studi di Trieste
(l’Istituto, nel 1924, si trasformerà in
“Regia Università degli Studi Economici
e Commerciali, Fondazione Pasquale
Revoltella”).
Già in precedenza, la Camera di Commercio
aveva attivamente operato nel settore
dell’istruzione popolare e professionale,
finanziando con borse di studio e
“canoni” annui sia la Scuola privata e
gratuita di disegno, che – fondata dallo stesso
Revoltella nel 1850 – formava provetti
artigiani, sia la statale Accademia di Commercio e di
Nautica; la Camera di Commercio era rappresentata nei
consigli d’amministrazione di entrambe le
scuole.
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Fra il 1924 e il ’44 gli enti camerali italiani
sono stati sottoposti ad un lungo travaglio. Gli
organi della Camera di Commercio di Trieste vennero
sciolti con decreto del Ministero dell’Economia
il 30 maggio 1924. La legge n. 731 del 18 aprile 1926
istituiva in tutto il territorio italiano i Consigli
Provinciali dell’Economia e solo con la riforma
dettata dal D.L.L. n. 315 del 21 settembre 1944
venivano ricostituite le Camere di Commercio
Industria e Agricoltura. Tale normativa fu recepita a
Trieste con Ordine del Governo Militare Alleato del
31 agosto 1945; la neocostituita Giunta camerale si
riunì per la prima volta il 6 novembre dello
stesso anno.
Fino al 1954 la denominazione fu quella di Camera di
commercio industria e agricoltura del Territorio
libero di Trieste. L'ente fu accolto fra i soci della
Camera di Commercio Internazionale - Sezione
italiana.
Dopo la redenzione di Trieste all’Italia,
l’ente camerale giuliano ha seguito tutti i
successivi passaggi normativi dell’ordinamento
nazionale. Le Camere di commercio, industria e
agricoltura assunsero l’attuale denominazione
di “Camere di commercio, industria, artigianato
e agricoltura” in base alla legge 26.9.1966 n.
792.
La vigente normativa di base è costituita
dalla Legge 29 dicembre 1993, n. 580 intitolata
“Riordinamento delle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura”.
(F.R.)


